I barman rimangono sobri – Salvo Ricceri


I BARMAN RIMANGONO SOBRI – Salvo Ricceri
 
Transitorie, traspaiono eco corali
Dei piani nitidi, diurni, ipotetici.
Momentanee allucinatorie rientranze d’ego
e pieghe e piaghe di lenzuolo,
e risvolti,
e bagliore di madre.
 
Ti attorcigli alla mia nudità
già d’ora fumante e gracile
d’ire ed ore in violenza,
oltraggio al limite etero-europeo.
 
Ed è allora,
raschiati timpani d’ogni mormorio mondano
da non sentir più niente oltre
sinfonie d’arterie
ed osteo-vibranti overture,
proprio allora siamo,
mortificati ed intimi,
l’uno ombra e l’altra
suolo logoro ornato di nebbie,
rovente ancora di calpestii.
 
Bicchieri colmi,
vorticanti d’oro e fuliggine
dov’è che latte e lamenti lascian l’antro
a vodka-paradiso-siberiana,
ed ombrellini dai colori orrendi.
 
Succo di carne e carezze e carte sparse,
anime,
due e nostre,
strette in un unico rigore dorsale:
dita lerce che s’amano
e non conobbero altro,
e quel che c’era bastò.

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