La nostra veemenza – Daniele D. Cusumano


La nostra veemenza – Daniele D. Cusumano
 
All’angolo destro, riflesso alla sinistra-destra
del touchpad l’angolo destro
della mia camera: verità.
 
Scissioni cosmiche paracellulari:
improvvisazione del dolore.
“Sparo cazzate”
Il fumo grida dalle mie sigarette ed il Forté ringrazia.
 
Meglio essere poetico poietico retorico figurativo: figurati.
I fabbri non lenivano il dolore, lo cantavano:
Bottadopobottascintilleincameraacqua.
 
La verità è morta nelle gole delle madri
e l’ultima rinascita è solo una canzone prima
di rompere il vaso colmo di fiori
vicino alle grigiefotodelricordo: non è pessimismo
o grigiume da social network: vita vera: amara dopo il sesso.
 
Fumatevi 300 sigarette
Gonfiate le vene tre le dita dei piedi
Mascherate la sorte con il canto dei morti.
 
Io sono quello vero
e
tu sei al mio fianco
tu, tu che leggi.
 
Qualcuno è pronto ad andarsene
e tu aiuterai a fare le valigie:
“Hai dimenticato il maglioneneronoi”.
“Ci tenevo”.
“Io, m’aggrappavo”.
 
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Quelli che hai letto sono solo punti, sì.
Proprio così.
Punti… moltinonhanno confidenza con essi.
 
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Queste sono le promesse.
Queste sono le frasi che ho scritto
contro di noi.
 
Queste sono le dita serrate
alla vela.
Queste sono
le eiaculazioni che si hanno
per soddisfare le mandragole.
 
Queste sono le infezioni delle arterie
poco esercitate al flusso del sangue
che quando s’agita
s’adopera e
agisce da veleno
diagnosticando
l’oltrenausea.
 
 
 
LA NOSTRA VEEMENZA

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