Due inediti siciliani di Joseph A. Amato [Trad. di Cateno Tempio]

Due inediti siciliani di Joseph A. Amato [Trad. di Cateno Tempio]

A Enna, settantacinquenne

In tarda età,
giungo nell’alto-turrita Enna,
lo sporgente ombelico della Sicilia
ancorata
nel mare al centro della terra,
il Mediterraneo.

Nella luce mattutina io scruto d’intorno:
a nord l’Italia e l’Europa,
a sud l’ombreggiatura dell’Africa,
a est altre isole e la Grecia,
e a ovest, vicino, le Madonie
che mio nonno lasciò
per quanto la nuova terra prometteva
e l’antica negava.

Nell’ombra lunga del mezzogiorno
incontro la dea madre Demetra
che assicurava il grano primaverile,
e sua figlia, Persefone,
che attuava le maledizioni dei viventi
contro i morti
e mutava le ossa dei bestemmiatori
in cumuli di pietra.

Ancora fuso con la vita,
riconosco la mia parentela
con l’Etna vicina.
Cerchiato di nuvole,
il suo cono innevato
fuma,
tossisce pietre nel cielo,
gorgoglia,
si erge pronto a vomitare
fiumi infuocati
giù per i suoi pendii.

Enna stanotte
è quella notte beata
quando i miei nonni presero il volo.
Le stelle ignare splendevano brillanti,
formando una volta sublime
sulla nostra famiglia dall’inattesa
storia da circo.

 

Enna è il centro

Faccio di Enna il mio compasso,
della sua torre più alta
il cerchio del mio occhio.

Umblico del mondo,
Enna centra la Sicilia,
che ondeggia e galleggia
nel Mediterraneo,
nato nel Giurassico
e chiamato il centro
della terra.

Sicilia, dualità irrisolta
di terra e mare,
cose basse e alte.
A sud l’Africa,
da dove l’uomo bipede s’è incamminato.
A est la Grecia, l’Egitto e il vicino Oriente,
da cui le civiltà sgorgarono
con le loro imperiali e celestiali
egemonie e sovranità.

A nord la giovane Europa
con i suoi duemila anni
di malefatte.
E a nord e a ovest,
normanni, sabei, spagnoli,
e le Americhe.

Qui a Enna
lo spazio muta in tempo.
La storia diviene il labirinto
dei senza dimora,
e lo ieri riassume l’oggi,
e il domani moltiplica e ricalcola
lo ieri.

***

In Enna at Seventy-Five

Late in life,
I come to high-castled Enna,
The protruding navel of Sicily
Anchored
At the center of the earth’s sea,
The Mediterranean.

In morning light I scope the round:
To the north Italy and Europe.
To the south shadowing Africa,
To the east other islands and Greece,
And to the near west the Madonie Mountains
That my grandparents left
For what the new land promised
And the ancient denied.

In the long shadow of midday
I meet mother goddess Demeter,
Who assured spring’s grain,
And her daughter, Persephone,
Who carried out the curses of the living
Against the dead
And turned blasphemers’ bones
To heaps of stone.

Still molten with life,
I own my kinship
With nearby Etna.
Ringed in clouds,
Her snow-covered cone
Fumes,
Tosses rocks into the sky,
Gurgles,
Stands ready to spew
Fiery rivers
Down its sides.

Enna tonight
Is that blessed night
When my grandparents took flight.
Ignorant stars shined bright,
Making a sublime canopy
Over our family’s unforeseen
Circus history.

 

Enna Is Center

I make Enna my compass,
Its highest tower
My eye’s gyre.

Umblico del mondo,
Enna centers Sicily,
Which bobs and floats
In the Mediterranean,
Born in the Jurassic
And named the center
Of the earth.

Sicily, unresolved duality
Of earth and sea,
Things below and above.
To the south, Africa,
Whence bipedal man trod.
To the east Greece, Egypt, and the Near East,
From which civilizations flowed
With their imperial and celestial
Hegemonies and sovereignties.

To the north young Europe
With its two thousand years
Of mischief.
And to the North and West,
Normans, Sabians, Spaniards,
And the Americas.

Here in Enna
Space mutates into time.
History becomes the labyrinth
Of the homeless,
And yesterday sums today,
And tomorrow multiplies and recalculates
Yesterday.

 

Nota del traduttore

Ho conosciuto Joseph Amato a Enna, nel maggio del 2014. Era venuto in Sicilia per riscoprire i luoghi delle sue radici, quei posti dove abitarono i suoi nonni prima di migrare verso gli Stati Uniti, in una storia tra le tante, ma diversa per ognuno, trasfigurata in mitologia familiare quando non se ne perde il ricordo. Da Enna lo condussi nel mio paesino, Regalbuto. Con uno stupore fanciullesco, ammirava ogni cosa: il paesaggio dei nostri campi gli ricordava l’Oregon e il Texas; ogni pietra sembrava sussurrare ai suoi orecchi parole per noi comuni, che si perdono nell’abitudine, ma per lui nuove e antiche a un tempo, di riscoperta di un passato a cui voleva sentirsi legato; lungo le vie di un modestissimo paesino gustava un gelato e si stupiva della magnificenza barocca della Piazza e della Chiesa Madre. Dopo il gelato, ha incontrato un gruppo di miei compaesani per discutere dei sui studi, del senso del suo viaggio, per sentire le nostre domande, per capire. Lui, un docente universitario americano in pensione, cercava risposte da ragazzi adolescenti di paese. Il nostro inglese stiracchiato danzava nella tenue luce pomeridiana con il suo italiano zoppicante, fatto di parole e inflessioni arcaiche, formatosi ascoltando la lingua dei suoi nonni, una lingua che non è più la nostra, a nemmeno cent’anni di distanza.

Da questo suo soggiorno siciliano è nata una raccolta – ancora inedita – che titola appunto Poems of Sicily e di cui presentiamo in anteprima, su gentile concessione dell’autore, questi due componimenti che ho scelto sia per affinità con il contesto in cui vivo, sia perché mostrano appieno il senso che Joe (lo chiamo così amichevolmente, mi perdonerete) attribuisce alla Sicilia.

Joseph Amato è uno storico della cultura, in particolare di quella europea. Ha insegnato alla State University of New York at Binghamton, presso la University of California, Riverside e alla Southwest Minnesota State University (SMSU) in Marshall, Minnesota. Tra le altre cose, si è occupato della vita e dell’opera di Danilo Dolci. Fra i suoi scritti segnalo una raccolta poetica: Buoyancies, A Ballast Master’s Log (Spoon River Poetry Press/Crossings Press, 2014); e poi l’unico di cui abbiamo disponibile una traduzione in italiano: Polvere. Una storia del piccolo e dell’invisibile (Bollati Boringhieri, 2012), del quale ho scritto una breve recensione.

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