Falsi indizi – Pietro Russo

Falsi indizi – Pietro Russo

 

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[Uscita lo scorso maggio per i tipi di Italic&Pequod la raccolta di esordio di Pietro Russo A questa vertigine (Italic, Ancona 2016). Felici di averne letto tutti i versi, lo siamo ancor di più nel proporvi quelli dell’intero capitolo Falsi indizi]:

 

Dice che sono io ieri, mi augura ogni bene
questo di sbieco uscito proprio adesso
in sordina. Quasi non lo riconoscevo.
Gli perdono il sudario del letto
e i muri, con il primo sole,
un collo uterino raschiato di fresco.
Avrò scordato anche questo. Con precisione,
come sempre. Come inseguire
la fuga delle mattonelle fino allo stipite
saltandone una a ogni passo. Facendo attenzione
a non pestare i bordi se possibile.

 

***

 

Come avere un cuore in prestito le mani.
Le equazioni del desiderio in scadenza
nei libri, e i falsi indizi di marzo. Il trucco
registrare fatti da una storia che non ti appartiene.
Uscire dalle narici, rendere indietro
il soffio non richiesto. Faccio il giro di me stesso.
Mi vedo per una volta intero.

 

***

 

Si riduce a uno spazio da occupare
se allargo gambe, braccia, stendo i muscoli
fino allo stremo, a farmi male, o seduto
o se rannicchiato in posizione fetale
la notte che si ripete lo stesso non-sogno.

“Trovatevi un posti, il fisico del ruolo”.
Di più non concede
l’offesa di questo esserci
un corpo e un corpo imprescindibile
sotto questi cieli, invadere l’aria
che subito si rimargina; chiedere scusa
per ogni millimetro guadagnato
nostro malgrado.

 

***

 

Considera che non è mai accaduto.
(“È pericolosa la felicità se ci si mette,
dovresti saperlo”). Finché ti tieni
nella salvezza delle maschere, prima di tutto
pensa al riposo dei muscoli, ai fianchi da alternare.
Ripeti: non ho ucciso il sonno, non ancora.
E ancora, ancora…

 

***

 

Circolò voce che non sarebbe stata l’ultima,
qualcuno promise un altro giro ancora
un altro. Un supplemento di storia
con animo grande regalato a chi stupido o beato
ha visto, e non crede. Per tutti gli altri
il vero verde finisce al minuto ottantanove
all’incrocio dei pali.

 

***

 

Contro ogni previsione
se tiene è per i chilometri del terzino
alla periferia della giocata, della lotta
mentre infuria sempre altrove, la diagonale
precisa e con i tempi calcolati
quando serve, poi su e giù lungo il margine
dicono a fluidificare ma occorre tutta la forza
per resistere alla tentazione di uscirne fuori,
abbandonare il dramma, la linea bianca
dritta che sembra un miraggio.

 

***

 

C’è una curva di parole prima del graffio
sulla faccia. Oppure cade tra la cattedra
e il primo banco. Il maquillage di domani, guardate,
cola già dagli angoli, impiastra le strade
e lo sprint a cronometro rotto del maratoneta
almeno questo, commovente e così patetico…

Non si muore a questa vertigine. La meta
Per non sbagliare è stata strappata dagli occhi

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