“Fiabe brevi” – Ivan D’Urso

“Fiabe brevi” – Ivan D’Urso

 

Fiabe brevi

infezioni buone

Serotonine in pacchetti da dieci.

Tasche vuote

e mente ingolfata

quando il riposo trabocca

l’essere se stessi diventa un peso.

Strofe riciclate

dagli anfratti delle mie disperazioni più vendute

corde nella testa, in pensieri di merda, solo quelle ho saputo accordare in tutta la mia vita.

Cuffie parassite

che però mantengono in vita tutto questo

Inglese approssimativo imparato per capire i Joy Division

con una promessa di tristezza rinnovata a dizionario chiuso.

Para meta intro filo psicologie

che non aiutano manco per il cazzo

quando contrariamente prendermelo in mano mi ha insegnato più di Cristo e di Baudelaire

epoche scritte in piccolo

difficilissime da capire

dove io comunque non ci riesco

scrivo troppo grande

per i miei buchi dentro che sono immensi

e forse la vostra rabbia, la vostra competizione nei miei confronti

è proprio quella di teste di cazzo non abbastanza dotate per colmarmi.
Appartamenti spazio tempo

dove nel giro di una settimana rivedo lo squallore della mia infanzia

e la rabbia della mia adolescenza

solo che in hd. I miei genitori hanno trasferito la loro frustrazione nella tecnologia del presente

ed io per noia di non saper andare

guardo come fosse il mio personalissimo film di facebook.

Amici falliti

pieni di soldi collocati nella realtà

fallita è la loro purezza

la castità d’una giovinezza non ancora plagiata dalla banalità che ripiega su se stessa.

Amici pazzi

che ci sono rimasti a forza di rimanerci. Là immobili.

Fidanzate bambine

che non rivedrò mai più con la faccia di un tempo

dovrò farmi dare lezioni da ed gein.

E cucirmi sulla faccia espressioni da maschione indifferente,

e potrò solo far spaventare gli altri, come faceva lei con me a nascondino

perché solo facendolo io

potrò rivivere quel gioco che non sarà più.

Non so scrivere perché non so vivere

nel momento in cui impari le regole

hai già la fine che meriti.

Io credo che Dio debba ancora venire al mondo

sarà come Kermit ma credo più straordinario.

Quando prenderà coscienza di se stesso, e del concetto di Dio

allora lo diverrà

e creerà il mondo, e magari l’intero universo dove ci troviamo.
Forse io sono questo

sono l’incarnazione angelica della fine

che è poi profezia.

Sono il padre concettuale del dio che verrà

e che mi metterà a sua volta al mondo rendendomi ciò che sono.

E dunque figlio.

Presa coscienza del concetto di irregolarità

di astrazione, di conclusione.

Non posso fare altro

che finire.

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