La madre morte – Stefano Andretta

La madre morte – Stefano Andretta

È morta la madre!

Sì, è morta per questo, per l’essere madre.

Gorgoglìo derubricato a lezzo d’un corpo
altro non venero che la sua carcassa
e se mai mi partorì lo fece controvoglia.
Non debbo niente, non vedo,
scruta di tra le dite la zia
caduta com’è e sol chi cade
risorgere può oramai.

Sapessi quante volte e Dio solo lo sa
ho seguitato al disamore,
al rimpianto, all’abominio.

Pesante un macigno di tua l’eredità
ché nulla di mio può donare la morte,
fissi tra le dite e nulla mi è impressione
quadro splendente di tanto putridume.

Non è che il corpo la vita
ruscello inquinato di stenti e d’affetti,
ciclopi privati dal solo di un occhio,
macine che niente macinano,
piogge che bagnano nemmeno.

Se fossi amabile fermenterei come un vino
la cui alta marea è di troppo il consumo.

Se fossi libero l’avrei sepolta prima ancor
d’ucciderla
avendola due volte riamata.

La croce dei quattro chiodi…
non lacerano più di questi arti
che tanto vorrei,
penetrano nei reliquiari
come a sbeccar ossa di santi,
intendere e vilipendere in mano la carne,
disprezzo sornione alle tue malefatte,
cugino tollerami ora, ché se madre rivoglio
è la tua rivivente.

2 Comments

  1. ‘Eleganza’ forse non rende il francese di ‘nonchalance’. Infatti, è il passo del nulla che incede, impermeabile, su tutto. Come la morte stessa. La poesia smembra.
    Chi? che cosa?
    Non importa.

  2. La morte della madre non dà dolore… un sottile rancore trafigge l’anima: come si è permessa di morire? Forse mi ha nutrito malvolentieri nel suo seno! È un terremoto che ti attraversa parte a parte, facendoti sentire quasi la lacerazione del corpo, per non sentire l’urlo dell’anima!

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