Lettera a The Paris Review – Allen Ginsberg [trad. di Pietro Ingallina]

Ginsberg che legge le sue poesie a Washington Square (NY), 28 agosto 1966

Ginsberg che legge le sue poesie a Washington Square (NY), 28 agosto 1966

Quella qui sotto è una lettera inedita del poeta Allen Ginsberg alla newyorkese The Paris Review, pubblicata sul loro sito il 20 gennaio 2015. La presentiamo ai lettori italiani per la prima volta nella traduzione di Pietro Ingallina.

LETTERA A “THE PARIS REVIEW” – A. Ginsberg [trad. di Pietro Ingallina]

2 giugno 1966

Ai lettori della Paris Review:

Re LSD, Psilocbina [Sic!], etc., Paris Review #37 p. 46: “Dunque non posso andare oltre. Potrei in qualche occasione in seguito, se mi sentissi più rassicurato.”

Tra l’occasione dell’intervista con Thomas Clark nel giugno ’65 e la sua pubblicazione nel maggio ’66 è giunta maggiore sicurezza. Ho provato piccole dosi di LSD due volte sotto un albero appartato e nella scogliera rifugio sull’oceano a Big Sur. Nessuna mostruosa vibrazione, niente serpi cosmo allucinazioni. Tanti minuscoli viola ingioiellati fiori lungo il passo di un vivente rivolo che somigliava alle illustrazioni di Blake per un naviglio nell’Eden erboso: immensa slavata costa del Pacifico, Orlovsky che balla nudo come Shiva dai capelli lunghi prima di grandi onde verdi, titaniche scogliere che Wordsworth menzionava nel suo Sublime, grande giallo sole velato di nebbia che sovrasta l’orizzonte oceanico del pianeta. Nessun male. Il Presidente Johnson quel giorno andò nella sala operatoria Valle Dell’Ombra per la sua cistifellea e il Comitato per il Berkeley Vietnam Day stava preparando ansiosi manifesti per la nostra marcia verso la polizia di Oakland e gli Angeli dell’Inferno. Accorgendomi che parole mie più vili emetterebbero nell’atmosfera vibrazioni fisiche che potrebbero maledire la carne del povero Johnson e inoltre squilibrare la sua anima, mi inginocchiai sulla sabbia circondato da masse d’Alghe dal verde capo a bulbo serpi-vegetali esseri sottomarini lavati via dalla tempesta della scorsa notte, e pregai per la salute placida del Presidente. Poiché vi è stata così tanta miscomprensione legislativa sul beneficio dell’LSD mi rincresce che la mia ambivalenza inedita nell’intervista audio-trascritta di Thomas Clark sia stata pubblicata mancante di questa nota.

Il vostro ubbidiente servitore

[firmato]

Allen Ginsberg, dell’età di 40

 

***

June 2, 1966

 

To readers of Paris Review:

Re LSD, Psylocibin [sic], etc., Paris Review #37 p. 46: “So I couldn’t go any further. I may later on occasion, if I feel more reassurance.”

Between occasion of interview with Thomas Clark June ’65 and publication May ’66 more reassurance came. I tried small doses of LSD twice in secluded tree and ocean cliff haven at Big Sur. No monster vibration, no snake universe hallucinations. Many tiny jeweled violet flowers along the path of a living brook that looked like Blake’s illustration for a canal in grassy Eden: huge Pacific watery shore, Orlovsky dancing naked like Shiva long-haired before giant green waves, titanic cliffs that Wordsworth mentioned in his own Sublime, great yellow sun veiled with mist hanging over the planet’s oceanic horizon. No harm. President Johnson that day went into the Valley of Shadow operating room because of his gall bladder & Berkley’s Vietnam Day Committee was preparing anxious manifestoes for our march toward Oakland police and Hell’s Angels. Realizing that more vile words from me would send out physical vibrations into the atmosphere that might curse poor Johnson’s flesh and further unbalance his soul, I knelt on the sand surrounded by masses of green bulb-headed Kelp vegetable-snake undersea beings washed up by last night’s tempest, and prayed for the President’s tranquil health. Since there has been so much legislative mis-comprehension of the LSD boon I regret that my unedited ambivalence in Thomas Clark’s tape transcript interview was published wanting this footnote.

Your obedient servant

[signed]

Allen Ginsberg, aetat 40

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