Madre – Marco Galvagni


Madre – Marco Galvagni

Madre che alla terra strappasti il tuo nome
sortendo al mondo fra l’immobilità degli astri
tutti ti salutarono con grandi calici levati.

Fu un lampo tra i salici del tempo,
tu fosti il gladiolo selvaggio nato tra le zolle
fra le valanghe d’oro dell’impossibilità

il giacimento ora mirto sorto in uno scuro letto di cemento.

L’odore della prima neve, l’adorato bagliore nel blu,
il candore dell’unico giglio colto sulle pareti d’un ghiacciaio
tra sospiri di foglie nel vento d’edera della prima brezza mattutina.

Te che mi cullasti nel seno come un piccolo fiore nella terra
dove crescono i germogli dell’innocenza, come il sogno d’una fiaba
dipinta nell’azzurro stellato, come la luna e col sorriso di luna di quel cielo.

Te che fosti la prima carezza di cielo fra le striature dei pensieri,
il riso d’incanto che carezzava le siepi di giovinezza, l’esangue primavera
in cui ogni uccello volava sopra le nubi, cinguettando al sole.

Ad un sonno senza sogni, infestato da scarabei,
chiedo solo ora che tu sia la rosa bella, il sorriso cangiante d’ogni aurora.

Giovedì, 25 febbraio 2016, Milano.

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