Penelope e Ulisse. Un mito dell’amante – Martina Midolo

Penelope e Ulisse. Un mito dell’amante – Martina Midolo

 

 

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Ribaltare il mito e reinterpretarne i personaggi secondo una chiave di lettura opposta a quella omerica, inserendoli nel pieno di una frattura emotiva apparentemente insanabile: è questo il nucleo concettuale del monologo in versi di Simone Di Biasio, edito da Fusibilia. Quasi a voler avvicinare le parole e le immagini all’universo culturale e geografico nel quale sono state concepite, i versi sono stati tradotti in greco moderno da Evangelia Polymou.
Ulisse è tornato a Itaca, ha ritrovato in casa Penelope, indefessa e instancabile custode del focolare, depositaria del vincolo di fedeltà coniugale, fautrice ancora dopo vent’anni della tessitura di una tela che, nelle parole di Ulisse, diviene metafora di memorie familiari via via più sbiadite:

 

[…] tessere non era atto, ma elenco di cocci
chiamata a raccolta delle sparizioni
non potevo sapere dei danni degli anni…
(p. 43)

 

In questo rassicurante tempo di ricongiungimenti e ritorni, si incunea un segmento mitico del tutto innovativo: Penelope rinuncia alla ritrovata intimità con lo sposo e abbandona Itaca.

 

Lascio la terra dell’ulivo,/ la grande casa che accolse le mie pene/ lo spazio che mi fu uomo, compagno e destino:/ ho combattuto anch’io la mia guerra/ e senza inganni ho trionfato sul campo/ che fa più schiavi della morte/ ed è più nero delle notti in cui mi lasciasti sola – sola./ Mi riprendo il mare e il tempo,/ la vastità m’attende oltre la gabbia. (p. 33)

 

Con questi versi si apre l’opera, preceduta da sei immagini dell’artista Stefania Romagna: tra queste, emblematiche sono la terza (p. 25) e la sesta (p. 31), rappresentazioni figurate di due dei mitemi più celebri dell’intero ciclo omerico: il profilo di Penelope, che regge tra le dita i fili della tela; l’albero di ulivo, materia prima dell’alcova dei due sposi.
Solcare nuovi mari, esplorare sconosciuti itinerari di vita, forzare gli orizzonti familiari offrono l’unico riscatto possibile della solitudine patita, forniscono una preziosa chiave utile a schiuderci la porta di una piena conoscenza di sé. Penelope, in forza della sua scelta, è la novella Ulisse.
Come una risposta alla perentoria dichiarazione di viaggio della sposa, si articola il conseguente monologo di Ulisse. Occorre precisare, comunque, che l’alterna scansione di versi e voci Penelope/Ulisse è desunta dal lettore non senza una certa difficoltà: non appare immediatamente chiaro che a parlare sia dapprima la donna e poi, nel resto del testo, l’eroe. Solo l’attenta considerazione di alcune spie prettamente linguistiche aiuta a comprendere l’articolazione del testo, l’attribuzione dei versi ai due personaggi.
Quella dell’eroe omerico è una retrospettiva venata di accenti malinconici. Ulisse ricorda, ma accenna solo di sfuggita alle sue peripezie per mare e per terra, percorre tra i versi il sentiero silenzioso dei nomi – taciuti – delle donne amate, tralascia la sapiente mappatura dei luoghi attraversati.

 

[…] tu ascoltasti in silenzio inginocchiata
questa foltissima storia dell’assenza
ad una ad una le donne che mi porsero un giaciglio
i re e le terre che mi resero il favore del viaggio
e io che non avevo più inganni da dire
restavo attonito, ospite assente
[…] (p. 51)

 

L’Ulisse di Di Biasio è a Penelope che guarda continuamente, non al racconto compiaciuto della propria grandezza; il suo tono malinconico è legato a doppio filo alla piena consapevolezza di essere stato causa della solitudine dolorosa della sposa, indiretto artefice della prigione dorata della sua donna, con cui ora condivide un letto ingombrante e un figlio che quasi non riconosce.
I versi di Di Biasio, in definitiva, risultano carichi di lirismo e quasi del tutto privi di ridondanti reminiscenze mitologiche. Le parole, colme di nuda sobrietà, riescono a trasformare, non senza un iniziale sforzo di lettura, il precedente mitico con un ribaltamento dei ruoli che rende giustizia alla grandezza del personaggio di Penelope.

 

[Martina Midolo, recensione a: S. Di Biasio, Partita. Penelope, Fusibilialibri, Vetralla 2016]

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