Senza sangue né ambulanze – Luca Buonaguidi

Senza sangue né ambulanze – Luca Bonaguidi

Le mie poesie hanno ritmo
– mi hanno detto –
ma le lacrime
non avevano un suono
e l’unica eco bieca e tersa
in quella stanza
era un freddo batter di tastiera.
Versifico male
– mi hanno detto –
eppure c’è forza in queste mie parole
e non so come sia potuto accadere
nel fragile svelarsi d’un cuore
al carnefice che il foglio riveste
d’inchiostro le pallide ore.

– L’avete sentito, il ritmo? –
È una bufera, un pugno in faccia
senza sangue né ambulanze.

Non so leggere le mie poesie,
la voce si rompe e mi sudano le mani
ma vorrei declamare i miei versi
su un terratetto dell’ultramondo
e realtà abusate dal tempo
che lento incede sull’oggi,
conoscere le ultime parole possibili
ed amarvi tutti nell’Uragano,
i salvi ed i colpevoli,
in questa nave dei folli
che non trova porto.
Vorrei sapere se ho intuito
la Domanda,
sarebbe così presto
e ho bevuto troppo, mi direste
e allora schiocco le dita
e metto un punto per rassicurarvi
voi che volgete la Bellezza
in impudente affermazione
ed invoco un distacco interno da me stesso,
il lieto aleggiare del dubbio tremendo
che brucia quest’ossa d’immenso.

(Tratto da L. Bonaguidi, Ho parlato alle parole, Oèdipus edizioni, Solofra (AV) 2014)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *