Terra – Cateno Tempio

Terra – Cateno Tempio

[La scorsa settimana è uscito Ultimi versi (Terre Sommerse, Roma 2015), del nostro riversatore Cateno Tempio. A prescindere da cosa pensiate della poesia, si tratta di un libro da avere e tenere dovunque vogliate – poiché, piccolo e prezioso, come ogni buon libro è oggetto di compagnia, un amuleto. Ve ne segnaliamo l’uscita con Terra, estratto dalla terza sezione.]

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Approdare

cercare
in nuovi mondi un venerdì
sera

amare
a perdifiato
la puttana
ch’è l’umana miseria

battere
battere i marciapiedi
mia vita
mia miseria
vedi
mia musa bambina
semiseria.

Per me
un whisky
sopra il tavolo del pub
un cocktail
per la triste compagnia
ritagliata
nel cupo orizzonte
della malinconia

coi piedi
piantati
dove dite che devo tenerli
sulle pellicce
che non si usano più
sugli orecchini di perla
sulle impronte
di paesaggi perduti

una sberla
per avere provato a baciarti
mia vita
mia triste compagna
col fiato sul collo

sul fiato
madido di sigaretta
e rossetto
che bacia il bicchiere

andiamo ancora a bere

Fuori
c’è un passo di scarpe
un tic tac
sentenzioso di bocche
puntuali come lancette
un motorino
un allarme, un incendio, un qualcosa
acceso
un televisore sopra il mondo
sparato
a tutto volume
e tutto

tutto

è sempre bello
il lago che s’imbianca
di pudore
gli alberi che distillano
un ambrato liquore
l’inebriante profumo
dai finestrini di macchine
alcove sotto la luna
il fumo
del falò
vaporare in via lattea
di ragazzi che ballano sotto le stelle
e nessuno
ci crede
nessuno
che
lui
ci ha lasciato la pelle
una sera normale
d’ottobre.

Volersi
ubriacare
volersi
ancora
innamorare
tra i boschi
mia musa bambina
che corri
lontano
che sapevi
i miei versi a memoria
prima ch’io li scrivessi.

Strappare dal petto
ogni sussulto sociale
scostare le foglie cadute
come i capelli
come i pensieri banali
cercare
passioni,
sottobosco
autunnale
delle mie verdi foreste ideali.

Percorrere
al vento
il chiarore lunare
orientarsi coi nei delle stelle
in un cielo rosato aurorale,
da costa a costa
attraversare
la terra carnale
a dirimpetto
a dirupo sul mare

risolversi in versi
l’infinito
dei corpi congiunti nell’amplesso

sciogliere sulla carta
l’immensità
d’un monte a strapiombo
sul mare fatto a specchio
sulla spiaggia
che freme nell’acciottolio
della risacca

Ascoltare
il brusio
che lontanando dilegua in sussurro
a perdita d’occhio e d’orecchio
sfumato in cristallo
di limpido azzurro.

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