Postumi di Cateno Tempio: presentazione a Ramacca

Postumi di Cateno Tempio: presentazione a Ramacca

Dopo quasi due anni Riverso poesia riparte. Il tempo trascorso ci è servito a sistemare un po’ le nostre vite e riordinare le idee. Intraprendere un nuovo corso sì, ma con l’esigenza di riprendere le attività da Ramacca, uno dei luoghi che ha visto nascere il nostro progetto e che, in un modo o nell’altro, accomuna ciascuno di noi.
In un territorio il cui ambiente culturale soffre, dove non esistono aule studio né librerie, le biblioteche sono decentrate, e non si parla di libri in genere; noi, invece, vogliamo parlare nuovamente di poesia. Per questi (e altri) motivi abbiamo deciso di organizzare una presentazione di Postumi (Eretica Edizioni, Buccino 2019), il nuovo libro di Cateno Tempio, anche qui. Dialogheranno con l’autore, Daniele Cusumano e Pietro Ingallina.
Teniamo molto a questo piccolo evento, perché Postumi rappresenta un libro davvero importante per Riverso e crediamo di poter riportare tra la gente la poesia. Ci auguriamo di trascorrere una piacevole serata tra versi e aperitivi coi cittadini di Ramacca.
Vi aspettiamo quindi, giovedì 19 dicembre 2020, alle ore 18:00, presso il Fidelio Pub in via Enrico Fermi 22 – Ramacca (CT).

Potete trovare maggiori informazioni sull’iniziativa alla pagina Facebook dell’evento.

Qui sotto, invece, vi riportiamo il testo della nota finale a Postumi di Enzo Cannizzo.

***

Canzoni al modo di Buscaglione, di Majakovskij, di Ripellino

Cantabile e dal passo non di rado guascone, la scrittura di Cateno Tempio è forse anche un invito alla danza che questi rivolge al lettore e alla poesia del Novecento. Le cose e gli amori, le estasi possibili e la giovinezza, vanno via senza ragione o mistero apparenti. Postumi ad ogni istante e ad ogni bicchiere, ne subiamo l’assenza di tragedia e di senso, la deriva senza naufragio in un tempo che dipana se stesso tra sesso, scrittura, libri, lavoro, bar e spazi dimessi di nonne Felicite favolose cubiste. Dolenti e sornioni, ne facciamo canzone al modo di Buscaglione, di Majakovskij, di Ripellino.
Polvere, entriamo dentro le cose tirandocene fuori. Di noi facciamo un altrove tangibile attraverso una musica dal sapore retrò che ci ha già consolati e derubati nelle notti in auto lungo litoranee palpabili come un sogno altrui o nei pomeriggi di meditazioni gastroenterali.
Nel canto, raccontiamo a noi stessi la storia di chi, nel canto, si riaggreghi.
Cateno, intendo, dice io per intendere noi.
Questo nostro tempo a pezzi che egli tiene insieme attraverso un esoscheletro di ritmata scrittura e scherno di sé.
I modi dello scherno e dello scheletro sono modi d’amore verso il secolo breve ma densissimo, sazio, di poeti e poesia.
Il futurismo russo mediato dalle traduzioni e dalla scrittura di Angelo Maria Ripellino, dimenticato da tutti fuorché da Carmelo Bene, Boris Vian e forse Lucio Piccolo mi sembrano le immediate sorgenti stilistiche e di senso, i canoni ai quali, con maliziosa perizia, Cateno attinge.
I nodi di carne ai quali aggiunge quanto basti di un petrarchesco e sapido stare a guardare per meglio cibarsene alla tavola imbandita da Guido Gozzano mentre Buscaglione canta e sorride di sé, di noi, di ogni maliarda e di ogni occasione.

Enzo Cannizzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *